Conto termico


Dopo un anno e mezzo di gestazione, trattative e ripensamenti, è stato pubblicato il nuovo decreto, noto come Conto termico, che ha dato il via agli incentivi a favore della produzione di energia termica da fonti rinnovabili. Migliorare la tecnologia degli impianti e ridurre quindi le emissioni, incentivare l’utilizzo degli apparecchi domestici e delle caldaie a biomassa e utilizzare le fonti rinnovabili locali, sono gli obiettivi del Conto Termico.

Il Decreto 28 dicembre 2012, pubblicato sul primo numero della Gazzetta Ufficiale del 2013, mira a un processo di incentivazione della produzione di energia termica, sfruttando le fonti rinnovabili e delle biomasse in particolare.
Più nel dettaglio, il decreto, detto “Conto Termico”, adempie gli obiettivi nazionali, ex art. 3, 3°c. del Dlgs 28/2011 (2) (Attuazione della dir. 2009/28/CE, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili) (3), per cui, entro il 2020, la quota complessiva di energia da rinnovabili dovrebbe essere pari al 17% del consumo finale lordo di energia, perseguibile tramite i Piani di Azione Nazionali per le rinnovabili, predisposti dalla succitata direttiva UE (ai quali molte Regioni, tra cui spicca la Puglia, hanno dato egregiamente seguito, con i Piani Regionali).
Le politiche le fonti rinnovabili finora hanno riguardato in gran parte la produzione di energia elettrica. Le stime assegnano alle biomasse, con il Conto Termico, una quota rilevante di energia termica rinnovabile di oltre il 50%.
Le tipologie di intervento che sono ammesse agli incentivi sono diversificate, ma possiamo riassumerle in due categorie fondamentali:
1 – interventi per l’incremento dell’efficienza energetica,
2 – interventi di piccole dimensioni (fino ad 1 Mw) di energia termica da fonti rinnovabili con sistemi ad alta efficienza.
Nella prima categoria appartengono tutti quegli interventi che riguardano l’involucro di edifici esistenti come la coibentazione delle pareti, sostituzione di serramenti, coibentazione, installazione di schermature. Questi interventi sono destinati esclusivamente alle amministrazioni pubbliche.

Per la categoria dei “piccoli interventi” sono considerati tali gli interventi in sostituzione di impiantai di climatizzazione invernali con impianti a più alta efficienza. Tali interventi possono prevedere sia la sostituzione che, in particolari casi, di nuova installazione. Esempi di impianti considerati sono le pompe di calore, le caldaie a biomassa (comprese le stufe ed i caminetti), impianti solari termici anche abbinati con la tecnologia solar cooling per la produzione del freddo. In questi casi sono ammessi i soggetti provati come persone fisiche, condomini e soggetti titolari di reddito d’impresa, di reddito agrario e le pubbliche amministrazioni.
Vediamo ora più nel dettaglio la parte della norma che interessa le biomasse.
Una premessa necessaria da fare è che per gli incentivi non si tratta di un beneficio fiscale, ma di un pagamento fatto direttamente dal GSE su conto corrente del beneficiario per un periodo di 2 o 5 anni, secondo la potenza installata.
Questo decreto attuativo trae origine dal decreto legislativo 28/11 che ha recepito la direttiva del Parlamento Europeo sulla promozione dell’energia da fonti rinnovabili. Tutti gli Stati membri devono attuare le dovute misure per promuovere l’energia termica rinnovabile.
Quali interventi sono ammessi
Ne settore delle Biomasse sono ammesse al beneficio del Conto Termico i seguenti interventi:
a) la sostituzione di generatori di calore per la climatizzazione invernale alimentati a gasolio, olio combustibile, carbone o biomassa con apparecchi alimentati a biomassa. Accedono agli incentivi Amministrazioni Pubbliche, privati ed imprese;
b) nuova instaallazione di impianti di climatizzazione invernale alimentate a biomassa. Solo per aziende agricole;
c) sostituzione di generatori di calore alimentati a GPL con generatori alimentati a biomasse. In questo caso il richiedente deve essere una azienda agricola che svolge attività agroforestale, l’edificio deve trovarsi in una zona non metallizzata ed il generatore deve dimostrare livelli di emissione particolarmente restrittivi.

Caratteristiche degli apparecchi domestici
La soglia massima di potenza termica per poter ottenere gli incentivi è di 1.000 kW. Questo tetto, originariamente di 500 kW è stata innalzata su richiesta della Conferenza Stato Regioni.
I requisiti richiesti sono:
– per le stufe ed i termocamini a pellet è richiesta la conformità alla norma UNI EN 14785. Il rendimento utile deve essere pari o superiore all’85% e le emissioni in atmosfera non devono superare i 40 mg/Nm3;
– Per le stufe a legna è richiesta la conformità alla norma UNI EN 13240, rendimento utile superiore all’85% ed emissioni in atmosfera inferiori ad 80 mg/Nm3;
– per i termocamini a legna è necessario che siano installati solo in sostituzione di camini aperti, che abbiano la conformità alla norma UNI EN 13229 ed un rendimento utile dell’85% o superiore. Anche in questo caso le emissioni non possono eccedere gli 80 mg/Nm3.
– Per le caldaie a biomassa fino a 500 Kw di potenza è richiesta la certificazione di un organismo accreditato che ne attesta la conformità alla norma UNI EN 303-5 classe 5, che abbia un rendimento termico minimo dell’87% + logaritmo della potenza nominale dell’apparecchio. Le emissioni in atmosfera non dovranno superare la soglia di 40 mg/Nm3 se alimentate a legna e 30 mg/Nm3 se alimentate a pellet. Inoltre è necessaria l’installazione di un sistema di accumulo dimensionato secondo se l’alimentazione risulti essere manuale o automatica. In quest’ultimo caso l’accumulo non può essere inferiore a 20 dm3 per kW termico.
– Per caldaie a biomassa con potenza da 500 fino a 1.000 kW termici il rendimento utile richiesto è dell’89% che deve essere attestata una dichiarazione del produttore del generatore nella quale deve essere indicato il combustibile utilizzato, mentre le emissioni in atmosfera non possono superatela soglia di 40 mg/Nm3 se alimentate a legna o con cippato, e di 30 mg / nm3 se alimentte a pellet.
Per tutte le caldaie sono poi richiesta valvole termostatiche a bassa inerzia termica su tutti i corpi scaldanti ad esclusione dei locali dove è installata la centralina di termoregolazione che agisce su tutto l’impianto.
Caratteristiche delle biomasse.
Le biomasse utilizzate per alimentare gli apparecchi devono avere anche loro delle caratteristiche che riportiamo di seguito:
a) Se si utilizza il Pellet, questo deve essere certificato da un organismo accreditato che deve attestare la conformità alla norma UNI EN 14961-2 classe A1 o A2;
b) legna da ardere
c) cippato
d) gusci di nocciola, manutenzione forestale, sansa di oliva disoleata.

La dotazione degli incentivi
Come detto si tratta di un incentivo che viene erogato direttamente dal GSE (come avviene per gli incentivi fotovoltaici) su conto corrente del beneficiario. Per gli apparecchi domestici e per caldaie fino a 35 kWt l’incentivo viene erogato in due annualità, mentre per le caldaie oltre 35 e fino a 1.000 kWt l’incentivo viene erogato in 5 anni. Qualora l’ammontare totale degli incentivi non superi la somma di 600 Euro, il GSE corrisponde tutto l’incentivo in un’unica soluzione.
Come si calcola l’incentivo
Per il calcolo degli incentivi vi sono alcuni parametri da considerare, e sono:
Hr cioè la quantità di energia oraria. Per la contabilizzazione degli incentivi si utilizzami le sei fasce climatiche in cui è suddiviso il nostra Paese. Ad ogni fascia climatica corrisponde una quota stimar di ore richieste per il riscaldamento.
Pn vale a dire la Potenza termica riferita alla potenza nominale dell’apparecchio,
Ci che indica il coefficiente di valorizzazione dell’energia ed è espresso il €/kWht differente per teconologia installata.
Ce che rappresenta un moltiplicatore dell’incentivo in relazione alle emissioni delle polveri: minori emissioni in atmosfera equivale a maggiore incentivo riconosciuto..
Come si accede agli incentivi
Per accedere agli incentivassi deve presentare una domanda al GSE attraverso il portale reso disponibile. La domanda deve essere presentata entro 60 giorni dalla data dell’intervento. Sul portale GSE sono riportate le regole applicative. E’ necessario conservare tutte le fatture delle spese che i sostengono relative all’intervento oltre che le ricevute dei pagamenti che dovranno essere effettuate con bonifico bancario o bollettino postale dal quale deve risultare il codice fiscale del soggetto che ha sostenuto le spese ed il numero di partiva IVA e codice fiscale del soggetto beneficiario del bonifico.